Museo della Marineria di Cesenatico

Testo di Davide Gnola / Fotografie di Elisa Amati e Claudio Maria Lerario

A Cesenatico le testimonianze storiche e della tradizione marinaresca vivono intrecciate con la realtà di una moderna località turistica. Le antiche imbarcazioni a vela sono ormeggiate fianco a fianco con i moderni motopescherecci, che ritmano ancora con le loro uscite i tempi della città.

Il Porto Canale (disegnato da Leonardo da Vinci) è l’asse principale del centro storico di Cesenatico, sulle cui banchine si svolge ancora la vita sociale e la passeggiata di cittadini e turisti. Il “Museo galleggiante della Marineria”, l’unico esistente in Italia, ha sede nel tratto più antico e caratteristico del porto canale di Cesenatico.

Esso è la sintesi di tanti secoli di storia marinara: di piccole e grandi vicende legate alle barche, alla pesca e ai traffici marittimi. Cesenatico dalla sua origine, fino alla svolta economica del turismo, si è sempre identificato con il porto, e non solo nel nome “Porto Cesenatico”, ma nel lavoro, nella vita sociale e politica.

Video: Claudio Maria Lerario & Laura Landi / Musiche: La Moresca Antica

Nella sezione galleggiante del Museo sono raccolti i prototipi delle barche dell’alto e medio Adriatico, che in estate mostrano ancora le colorate vele “al terzo” decorate con i simboli delle famiglie dei pescatori, che frequentarono il porto di Cesenatico dopo la scomparsa della vela latina e prima dell’avvento della motorizzazione.

Nell’adiacente sezione a terra del Museo della Marineria, sono esposti i reperti della marineria, gli strumenti d’uso, e sono opportunamente illustrate le tecniche di costruzione degli scafi e quelle usate per i vari tipi di pesca e per la manovra delle vele.


Le barche

Le dieci barche della Sezione Galleggiante comprendono le diverse tipologie maggiormente utilizzate dalla marineria a vela nell’alto Adriatico tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento: sono presenti infatti due trabaccoli da pesca (barchetti), tre bragozzi, una lancia, una paranza, un topo, una battana, e un trabaccolo da trasporto, sul quale in estate è possibile salire e visitare l’ampia stiva di carico e le cabine. Due imbarcazioni ormeggiate oltre il ponte sono abilitate alla navigazione e partecipano in estate a uscite dimostrative e a raduni di barche d’epoca.

Nella Sezione Galleggiante sono ben visibili le caratteristiche dei diversi scafi e attrezzature, che sono in rapporto con il tipo di utilizzo della barca e i luoghi dove deve operare. Inoltre, si possono apprezzare alcuni dettagli caratteristici come gli “occhi” di prua, più o meno stilizzati; o le zoje (“gioie”), elementi decorati con tralci floreali; o la “cuffia”, che rappresenta scolpita in legno la pelliccia di un montone: tutti elementi dove la funzione decorativa rimanda a più arcaiche simbologie magiche e religiose.

Ciò che distingue e rende unica la Sezione Galleggiante in estate sono però soprattutto le vele, caratterizzate dai vivaci colori realizzati con terre, e decorate con simboli che segnalavano l’appartenenza a differenti famiglie di pescatori: un’usanza che divenne una vera e propria “araldica marinara”.

Le vele sono quotidianamente issate e ammainate a partire da Pasqua e sino alla fine di ottobre, compatibilmente con le condizioni meteorologiche: sarebbe infatti problematico e pericoloso, per le barche e le persone, dovere ammainare rapidamente le 17 vele presenti sulle 10 barche della Sezione Galleggiante del Museo.


Perché un museo?

“Chi vive del mare, lascia poche tracce. Le barche, quando smettono di essere usate, marciscono lentamente, abbandonate in secca; qualche volta affondano. Gli attrezzi si usurano e si dimenticano, o finiscono in fondo al mare. Pochi o nessun documento negli archivi, poche fotografie. E così, cosa resta di queste barche, degli uomini che le hanno portate, delle donne e dei bambini che li hanno aspettati?

Allora, un museo serve per dire a noi stessi che tutto ciò non è andato perduto; che resta in noi la memoria di questi uomini e di queste donne, restano la dignità e i frutti del loro lavoro, quello duro e faticoso che manda avanti le famiglie e le città. Questo è il vero frutto di un museo: mantenere viva, dentro le ragioni e le necessità del presente, la memoria del passato, la sola che può dare alle nostre esistenze spessore, identità, e capacita di affrontare le sfide del futuro”.

— Davide Gnola / Direttore del museo