Laboratori per viaggiatori: raccontare lo spirito di un luogo e di una comunità

I reportage partecipativi di AlterNative Storylan sono laboratori itineranti aperti a tutti coloro — fotografi, giornalisti, blogger, documentaristi, ricercatori o semplici viaggiatori — che desiderano apprendere il processo narrativo e le tecniche necessarie per raccontare lo spirito di un luogo e di una comunità.

Questi laboratori non sono focalizzati sull’uso delle attrezzature o sulla realizzazione delle “solite” fotografie di viaggio. Si tratta invece di collaborare con le comunità che ci ospitano, lasciarsi condurre attraverso le contraddizioni della loro esperienza umana e catturarne lo spirito misurandosi con i limiti imposti da un vero progetto editoriale.

Durante questi viaggi ogni partecipante apprende le tecniche necessarie per dare vita a un racconto completo — basato sulla forza evocativa delle immagini e sulla coerenza del contenuto — studiato per raggiungere un determinato risultato e pronto per essere condiviso con il suo pubblico di riferimento.


Destinazioni e logistica

I reportage partecipativi si svolgono sia in Italia che all’estero. Qualunque sia la destinazione — vicina o lontana — operiamo sempre in luoghi conosciuti dai nostri fotografi (e/o dai nostri contributori locali) e in collaborazione con le comunità che ci ospitano.

Per i pernottamenti ci avvaliamo di strutture che rispettano i nostri criteri etici e che apportano un reale beneficio ai luoghi in cui sono implementate. Per gli spostamenti utilizziamo i mezzi più adatti al luogo e all’obiettivo del reportage: automobili, fuoristrada 4×4, mezzi pubblici, barche a vela, etc.


Requisiti necessari per partecipare

Pur essendo laboratori impegnativi e molto intensivi, per partecipare ai nostri reportage partecipativi non è richiesta una grande esperienza tecnica.

Servono solo una mente aperta, un certo spirito di adattamento, una macchina fotografica (di qualsiasi tipo), un computer portatile (consigliato ma non indispensabile), una penna, un taccuino e — soprattutto — molta curiosità per l’Altro e per le comunità che ci ospitano.