Il presepe della marineria di Cesenatico: il realismo fantastico di un borgo marinaro

Testo di Davide Gnola / Fotografie di Claudio Maria Lerario

Nella prima metà degli anni ’80, Cesenatico si stava indirizzando sempre più verso una offerta turistica che potesse dispiegarsi lungo tutto il corso dell’anno. Le categorie economiche furono in prima linea in questo cambiamento “epocale” per l’intera vita sociale dei cesenaticensi. Il periodo del Natale, in particolare, poteva essere interessante per un forestiero che volesse vedere — o rivedere — la costa romagnola fuori dalla ressa estiva e dalla calura del ferragosto.

Fu così che su sollecitazione di Guerrino Gardini, allora Presidente dell’Associazione degli albergatori di Cesenatico, ci fu un incontro tra associazioni di categoria, Amministrazione Comunale, e alcuni artisti con in prima linea Tinin Mantegazza, ormai cittadino di Cesenatico e conosciuto con la moglie Velia per il lavoro teatrale e l’impegno televisivo.

Assieme a loro alcuni amici legati dalla comune passione per il teatro: Mino Savadori, Grazia Ciaccafava e Morello Rinaldi. Al termine della riunione, si arrivò alla decisione di realizzare un Presepe di statue da collocarsi sulle barche del Museo della Marineria.

Si auspicò allora che il Presepe potesse “diventare un’ulteriore attrattiva per il turismo cesenaticense che ha ormai superato la barriera della sola stagione estiva”.

E’ il Natale 1986, il primo passo verso altri anniversari; il Presepe della Marineria deve crescere, affollarsi anno dopo anno di nuove figure e diventare un grande monumento al mare, alla tradizione, al patrimonio di belle cose che, soprattutto in questi ultimi anni, la nostra città ha saputo accumulare e valorizzare — Gualtiero Gualtieri

La poetica del presepe

La passione per il teatro che accomuna chi ha pensato e allestito quest’opera è sicuramente la chiave di lettura del Presepe della Marineria. Sin dalle prime narrazioni medievali, emerge chiaramente l’immagine di una rappresentazione teatrale del Presepe, con le luci che illuminano la notte di Greccio-Betlemme quasi trasformata in un palcoscenico, dove i personaggi del racconto evangelico si intrecciano con persone che rappresentano se stesse, la loro vita, i loro mestieri, senza soluzione di continuità tra il gioco del teatro e la vita stessa.

Da qui la scelta poetica del Presepe di Cesenatico, che rappresenta la vita di un borgo marinaro adriatico: un palcoscenico che diventa un microcosmo, al di là di un’epoca storica definita, puntando ad una sorta di “realismo fantastico” che tenta l’impresa di contenerle tutte.

Fotografie di Claudio Maria Lerario

I materiali

Avviato il progetto delle figure, si pose da subito il problema dei materiali, che dovevano essere robusti e leggeri, per non pesare troppo sulle barche storiche; e insieme esprimere una naturale vicinanza con quello straordinario palcoscenico, quasi una sorta di generazione dalle barche stesse. Fu inevitabile scegliere i materiali usati nella costruzione delle barche tradizionali: il legno, la tela, le cere, i colori usati nella tintura delle vele che distinguevano le famiglie dei marinai.

La leggerezza delle figure fu risolta attraverso parti lignee scolpite e innestate in uno scheletro funzionale alla plasticità della figura. Testa, mani e piedi venivano inserite in una struttura ricoperta poi con stoffe drappeggiate per raggiungere il volume che era stato abbozzato.

Ci venne in aiuto un altro amico di Cesena, Maurizio Bertoni, scultore in legno dalla mano elegante e decisa, che ne fu entusiasta, a ragione della sua passione per le barche e del suo non sopito amore per la rappresentazione popolare, memore dei suoi esordi come intagliatore di marionette e burattini.

Per dare rigidità ai drappeggi delle stoffe ed evitare l’effetto “vestito” e linevitabile e ben più grave “svolazzamento” del vestito stesso, venne in aiuto Mariangela Gualteri, fondatrice del Teatro della Valdoca di Cesena, che aveva realizzato piccoli teatrini di stoffe che poi irrigidiva e colorava con cera calda spennellata sulle stesse. L’effetto, sperimentato sulle grandi superfici delle tele di uno dei Magi, fu al di là delle nostre aspettative, e così applicammo questa tecnica a tutte le figure.

Nel corso degli anni le tecniche di scultura, assemblaggio e conservazione, ferma restando la tecnica di base, si sono andate man mano affinando e consolidando, raggiungendo risultati sempre più efficaci rispetto al risultato.

Video: Claudio Maria Lerario / Testi: Laura Landi / Voci: Cinzia Landi e Giuseppe Florio

Le prime statue

Il primo gruppo di statue fu realizzato in tempi strettissimi, durante giornate ed insonni nottate di lavoro. Il segno della civiltà marinara fu pensato e condensato in un marinaio inginocchiato nell’atto di offrire pesci.

La Sacra Famiglia fu pensata con Maria che tiene in braccio il bambino, per rendere più visibile Gesù, ma anche per accentuare la vicinanza dei corpi tra mamma e figlio, come nella tradizione pittorica delle Madonne con Bambino, ma anche in quella della Natività e del Presepe. Giuseppe in piedi accanto a Maria completava il quadro della Natività, insieme alla cesta/culla in cui si trasmutava la mangiatoia.

Non potevano mancare i tre Magi per intrecciare l’elemento dell’adorazione con quello del viaggio, dell’esotico, del forestiero che arriva: tutti elementi costitutivi della vita di un borgo marinaro dove chi è a terra ha spesso gli occhi rivolti verso l’orizzonte, per vedere chi arriva dal mare, il nostro oriente. I Magi sarebbero ovviamente arrivati non con cammelli od altri animali ma su una barca.

Le figure sono state pensate fin dall’inizio come elementi di una rappresentazione e quindi costruite per essere viste da lontano, dalle sponde del canale leonardesco come da una platea, e come tali funzionali a prendere luce, ad essere illuminate, perché come nella notte di Greccio/Betlemme sono le luci che danno vita alle figure , al racconto. Ed è proprio al calare della sera che il Presepe diventa una rappresentazione teatrale, come quando a teatro si spengono le luci in platea, si apre il sipario ed il palcoscenico viene illuminato.

Copertina de “Il viaggio del presepe” – Edizioni AlterNative Storylab

Un’opera che continua

Come ogni allestimento teatrale anche questo Presepe della Marineria è un’opera collettiva in cui ricoprono un ruolo importante i tecnici, gli elettricisti, i curatori del Museo che collaborano a trasportare e a collocare le figure nelle loro barche, come coloro che curano il trasporto dal laboratorio alle sponde del canale.

Tutto ciò è alla base dell’affetto della città intera nei confronti di questa opera, ed ha contribuito in maniera decisiva a proseguire in questa narrazione e a superare le mille difficoltà incontrate nel corso di un ventennio nell’opera di conservazione ed ampliamento dei personaggi di questo racconto.

Oltre quaranta figure sono state realizzate nel corso degli anni, inserendo elementi del racconto evangelico (a partire dal grande angelo che viene issato sull’albero a poppa del grande trabaccolo da trasporto) con personaggi della vita di un borgo marinaro in una sorta di “realismo fantastico” che caratterizza tutto l’allestimento.

Ad esse si sono poi aggiunte due figure che fanno quasi da ponte tra il racconto evangelico ed il racconto del borgo marinaro: Francesco d’Assisi che accoglie dal lato del mare i visitatori insieme a Giacomo Maggiore, il Santo patrono della città, lo stesso che in Spagna si venera a Compostela nell’estremo occidente dell’Europa, al termine di uno dei cammini di pellegrinaggio più amati al mondo.


Informazioni — Tel: 0547 673287 / iat@cesenatico.it / presepemarineria.it