E’ (quasi) nato AlterNative Storylab Magazine

In alto: un'immagine tratta dal primo numero dedicato alla comunità di Pennabilli / Fotografia di Dorin Mihai

A gennaio 2019 lanceremo AlterNative Storylab Magazine, una nuova pubblicazione trimestrale che nasce dal nostro lavoro sul campo ed esplora il senso della parola “comunità” in tutte le sue desinenze. Il primo numero sarà interamente dedicato alla comunità di Pennabilli e al festival “Artisti in piazza” che si svolge là ogni anno.

Il magazine sarà un progetto in continua evoluzione e disponibile in due formati: digitale (pdf/ipub) — distribuito con la formula pay-what-you-want attraverso la piattaforma Gumroad — e stampato (prodotto in Olanda). Iscriviti alla newsletter per essere tra i primi a ricevere il Numero Uno…


I temi del magazine

Partendo sempre dall’esplorazione del significato di “senso di comunità”, AlterNative Storylab Magazine tratterà di temi che ruotano intorno alle grandi sfide collettive che abbiamo di fronte — sociali, educative, culturali economiche e filosofiche — e al loro impatto nella vita di tutti i giorni delle piccole comunità che raccontiamo e con cui collaboriamo.

E poiché una comunità che non si basi sul riconoscimento di ogni individuo è come una casa costruita sulla sabbia, nel magazine troverai anche ritratti di persone comuni che ci condurranno attraverso le contraddizioni dell’esperienza umana: gioia o dolore, speranza o disperazione, fede o scetticismo, amore o odio, pace o conflitto, bellezza o degrado, resilienza o vulnerabilità, ribellione o status quo.


Immagini e parole

I testi saranno scritti, in italiano o in inglese (per adesso, senza traduzione) da autori appartenenti alla nostra rete internazionale — famosi, emergenti o sconosciuti — oppure saranno “presi in prestito” dalla letteratura classica. Le fotografie saranno opera dei fotografi di AlterNative Storylab e/o dei partecipanti ai nostri laboratori.


Perché un magazine?

AlterNative Storylab Magazine affiancherà questo sito e sarà un mezzo in più per raccontare — con più tempo a disposizione e con maggiori risorse — storie che vogliono essere un esempio di un possibile ponte, di un dialogo aperto, di un messaggio non verbale. Storie che servono ad affermare un punto semplice e non così ovvio: la comprensione reciproca è sempre possibile.

Storie che dimostrano come — per chi lo vuole davvero — sia sempre possibile fare quel passo in più necessario affinché l’Altro non sia solo un altro, ma un amico, un fratello, una sorella, un amante, un bambino da curare, qualcuno come te e me.


Vuoi saperne di più?

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