Dialogo Silenzioso: un matrimonio tra immagini e parole in una nuova sezione del magazine

Nell'immagine: epigrammi scritti da Tonino Guerra a Pennabilli / Ph. Claudio Maria Lerario

Dialogo Silenzioso — la nuova sezione del nostro magazine online — raccoglie racconti costruiti intorno a relazioni simbiotiche tra fotografie — realizzate dai fotografi di AlterNative Storylab — e parole scritte da artisti, ricercatori, esploratori, umanisti e scienziati di tutti i tempi (famosi, emergenti o sconosciuti).

Creare immagini adatte a testi già scritti è un esercizio che usiamo spesso nei nostri laboratori: è una pratica molto utile per imparare a muoversi dentro ai limiti del racconto fotografico. Da questa pratica sono nati alcuni dei nostri libri e anche una mostra itinerante chiamata, per l’appunto, Dialogo Silenzioso.

In questi racconti — brevi o lunghi che siano — può capitare di imbattersi in un gesto compiuto, oggi, da un bimbo Hamer dell’Omo Valley che trova una perfetta corrispondenza nelle parole scritte, un secolo fa, da uno scrittore di Bergen. Oppure si possono incrociare gli occhi di una ragazza ritratta in una strada di Roma che riflettono e rendono chiare le rime di una canzone ascoltata in una spiaggia di Rio de Janeiro.

E’ la tessitura di un filo, dal percorso apparentemente insensato e caotico, che unisce tante piccole storie per modellare un unico poema — incompiuto e volutamente ingenuo — dove immagini e parole si sfiorano, viaggiano insieme, e svelano un mondo pieno di vibranti contraddizioni.

Questo matrimonio — tra la rappresentazione della realtà di oggi con l’eco di pensieri universali e senza tempo — rivela un organismo senziente che è in costante flusso e rende un senso di appartenenza in questa vita e in ogni momento della storia umana, in questo luogo e in qualsiasi luogo del mondo.


L’arte dei foto-epigrammi

L’idea non è nuova: tra i generi letterari l’epigramma, insieme all’epica, è quello che può vantare la storia più lunga (leggi di più sull’arte degli epigrammi sul sito della Treccani). Nel nostro caso l’abbiamo espressamente presa in prestito dal genere letterario — i foto-epigrammi, per l’appunto — creato da Bertold Brecht nel 1955 con il suo libro Kriegsfibel (L’abbecedàrio della guerra).

Creato in quasi tre decenni di lavoro, Kriegsfibel è un attacco lirico alla guerra — vista come uno strumento funzionale al capitalismo moderno — costruito attraverso una raccolta di fotografie, ritagliate dai giornali, ciascuna accompagnata da un poema di quattro righe.

Il titolo richiama volutamente i libri usati per insegnare l’alfabeto ai bambini delle scuole elementari: l’intento del libro è anche quello di insegnare a “leggere” e “tradurre” le immagini.

Kriegsfibel rappresenta infatti una critica feroce verso un certo giornalismo colpevole, secondo Brecht, di utilizzare le fotografie — e il racconto visuale dei fatti — come incomprensibili geroglifici bisognosi di essere decodificati per smascherare il loro asservimento al sistema capitalista e militarista.