Danza come arte aperta a tutti (Claudio Gasparotto introduce Dialogo Silenzioso)

Testo di Claudio Gasparotto / Fotografie di Claudio Maria Lerario

Daisaku Ikeda afferma che “la chiave per iniziare una battaglia spirituale fruttuosa in nome degli ideali dell’umanesimo è il dialogo: una sfida che è antica (e nuova) quanto l’umanità stessa. Una delle caratteristiche essenziali degli umani è quella di essere creature dialogiche; abbandonare il dialogo significa abbandonare la nostra umanità. Senza dialogo la società è come avvolta nel silenzio della tomba”.

È da queste premesse che ha preso avvio un dialogo con il fotografo Claudio Maria Lerario, attraverso la giustapposizione di brevi testi e immagini, intorno al ruolo della danza e alle sue connessioni con i problemi etici e sociali del nostro tempo.

Monte Tabor, Etiopia

Un dialogo silenzioso che mette a fuoco il significato e l’importanza della danza per le persone e per la società, dove il valore del corpo e la sua unicità si affermano come vettori per lo sviluppo interiore degli esseri umani nel rapporto con l’arte.

Ma non voglio certo definire il ruolo della danza; quello che mi interessa è invece il ruolo della gente e della cultura nei confronti della danza. Su questo bisogna riflettere.

L’immaginario aperto dalla fotografia, connesso al potere evocativo delle parole, è come lo spazio aperto dall’amore: non ha limiti. In questa immensità anche la danza, come l’amore, apre spazi illimitati e diventa arte aperta a tutti — Claudio Gasparotto

La spettacolarizzazione della danza in realtà è una spettacolarizzazione della società. Quella che superficialmente viene chiamata crisi della danza è in realtà crisi culturale, crisi di civiltà.

Nel mondo africano, arabo e in tutto l’Oriente c’è maggiore vicinanza tra la gente e la danza, forse perché culturalmente il concetto corpo/mente è ancora vissuto come unità.

Monte Tabor, Etiopia

Dunque, se il miglior modo per avere una visione d’insieme — come sostiene René Huyghe — è quello di accostare e comparare modi di pensare che appartengono ai due lati opposti del mondo, è proprio per avere una visione d’insieme che Dialogo Silenzioso — in un gioco di specchi tra parola e fotografia — mette a confronto la tradizione danzante dell’Africa con la cultura dell’Occidente (e non solo), per accedere a un ideale dialogo globale alla ricerca di una nuova strategia comunicativa.

Una rivoluzione senza violenza, un manifesto che parta dall’interiorità, dalla trasformazione, per provocare incontri inediti fuori dalla nostra zona di confort.

Dedico questa personale proposta di rivoluzione silenziosa alla gente — agli artisti, alle persone ordinarie, ai danzatori abili e a quelli differentemente abili — per alimentare l’utopia della felicità.


Questo testo fa parte del libro Dialogo Silenzioso – La Grande Madre Africa incontra la madre di tutte le arti: la danza