Alter/Native Storylab

Una casa per la fotografia
Ph. Claudio Maria Lerario

Alter come l’Altro, lo Sconosciuto, il Diverso. Native come lo spirito di un luogo, le sue radici. Alter/Native come le storie che guardano al di là degli stereotipi, delle convinzioni, delle convenzioni.

Storie che illuminano la quotidianità e ci aiutano a comprendere cosa potrebbe essere inventato o migliorato, dismesso o preservato, per poter essere, davvero, una Comunità.

Ph. Claudio Maria Lerario
Esploriamo dove viviamo. Esploriamo dove non viviamo. Per intercettare e raccontare ciò che unisce (o separa) le nostre diverse tribù.

AlterNative Storylab è un centro fotografico ed editoriale — basato a Rimini — la cui essenza è un profondo amore per la diversità culturale e biologica in tutte le sue forme. In combinazione con il linguaggio universale del racconto visuale, questo costituisce le fondamenta della nostra organizzazione.

Il nostro lavoro si concretizza in reportage partecipativi da cui poi nascono progetti editoriali ed eventi multimediali che hanno l’obiettivo di rendere tangibile la concatenazione, il consolidamento e l’integrazione delle nostre unicità attraverso differenti condizioni, culture e latitudini.

Ph. Elisa Amati

Creare un flusso di storie in un panorama turbolento e in costante cambiamento.

Nei laboratori di AlterNative Storylab i partecipanti imparano le tecniche necessarie per creare — con budget ridotti e attrezzature accessibili a tutti — progetti narrativi utili per sostenere una particolare causa, per promuovere un’idea o semplicemente per dare una forma tangibile alla propria visione del mondo.

Ogni laboratorio rappresenta infatti un vero progetto editoriale — documentaristico, giornalistico o concettuale — che alla fine si concretizza in una pubblicazione pronta per essere distribuita e condivisa. A seconda delle singole esigenze, del grado di difficoltà del laboratorio, della preparazione di base dei partecipanti, questa pubblicazione può essere online, digitale, stampata o multimediale.

Fotografia e progettazione editoriale avanzata
Questo laboratorio è dedicato a membri di organizzazioni, fotografi, giornalisti e narratori in genere che desiderano misurarsi con i limiti imposti da qualsiasi lavoro editoriale professionale progettato per raggiungere un determinato risultato. Durante ogni laboratorio daremo infatti vita a una vera pubblicazione — che può essere giornalistica, documentaristica o concettuale — pronta per essere condivisa con il suo pubblico di riferimento. Il tema della pubblicazione può essere creato ad hoc, estratto da testi non inediti oppure proposto dal gruppo dei partecipanti. In quest’ultimo caso — se i partecipanti del gruppo appartengono alla stessa organizzazione — è possibile realizzare un lavoro che abbia un utilizzo concreto per l’organizzazione stessa.


Programma del laboratorio

Ogni corso sviluppa a fondo l’intero processo narrativo — dall’idea iniziale alla produzione finale — lavorando sia sul campo, per la realizzazione delle immagini, che in studio per tutta la parte relativa alla teoria e alla produzione editoriale.

1. come gestire un efficace progetto narrativo:

  • completezza: fornire tutte le informazioni necessarie
  • concretezza e concisione: produrre solo i contenuti che realmente servono e includere solo il materiale pertinente al progetto
  • considerazione: concentrarsi sul “tu” e il “voi” anziché sull’io e il noi. Gli “eroi” sono gli altri: dimenticarsi il proprio ego
  • chiarezza: costruire frasi, paragrafi e sequenze di immagini efficaci, leggibili e comprensibili
  • correttezza: verificare l’accuratezza di fatti, parole e immagini

2. etica e responsabilità verso individui e comunità:

spesso i progetti editoriale di carattere sociale trattano argomenti particolarmente sensibili che riguardano individui, gruppi o piccole comunità svantaggiate. In tal caso discuteremo delle sfide e delle considerazioni etiche che tali lavori pongono. Lo faremo anche esaminando gli stereotipi che i media mainstream spesso perpetuano. Infine cercheremo di capire come interagire con le persone e le comunità che ci accolgono per renderle forza trainante del racconto anziché semplici soggetti passivi.


3. la produzione delle immagini:

sulla base dello script ogni autore — seguendo la propria sensibilità e visione del mondo — realizza le immagini che ritiene più appropriate per la storia che ci interessa raccontare. Le immagini vengono poi discusse, selezionate e assemblate insieme agli altri elementi che compongono la pubblicazione.

  • ricerca preliminare delle informazioni e accesso alle fonti
  • costruire la fiducia necessaria per relazionarsi con i soggetti
  • esplorare e conoscere consuetudini, limiti, tabù e possibilità del luogo che ci ospita
  • produrre i contenuti: immagine e/o video e audio
  • selezione delle immagini
  • post-produzione ed editing

4. design e produzione della pubblicazione:

considerando la natura del progetto, gli obiettivi che si intendono raggiungere e gli strumenti che si hanno a disposizione, useremo i sistemi più indicati per realizzare un prodotto editoriale di qualità nel modo più semplice possibile. Questa è forse la parte più tecnica di ogni laboratorio. Essa varia, di volta in volta, in base al grado di preparazione dei partecipanti e delle specificità del medium che intendiamo usare: stampa, digitale o web (in ordine decrescente di difficoltà ed esperienza necessaria).


5. distribuzione del progetto:

sulla base del medium scelto, esaminiamo i canali di distribuzione più adatti per un progetto editoriale indipendente e a basso budget, disponibili in Italia o all’estero, noti o meno noti, gratuiti o a pagamento.

Racconto fotografico: produzione e distribuzione di una "longform story"
Attraverso il laboratorio di narrazione multimediale imparerai a creare — usando le tue fotografie — webdoc simili a quelli che vedi sulle più prestigiose pubblicazioni online internazionali. L’obiettivo principale del laboratorio è quello di creare — attraverso immagini, parole ed elementi grafici — una longform story* su un tema specifico (uno script scritto ad hoc o tratto da testi non inediti) e di pubblicarlo sul web utilizzando una delle piattaforme più usate da giornalisti, narratori e fotografi di tutto il mondo.


Programma del laboratorio:

1. sulla base dello script e lavorando sul campo insieme a un istruttore di AlterNative Storylab, ogni partecipante — seguendo la propria sensibilità ed esperienza — realizza le immagini che ritiene più appropriate per dare vita alla storia che ci interessa raccontare; 2. le fotografie di tutti i partecipanti vengono poi discusse e selezionate: le immagine scelte non saranno necessariamente le più “belle”; saranno invece quelle più utili e adatte a raccontare la storia. 3. le immagini scelte passano alla fase della post-produzione. Qui discuteremo di come apportate le correzioni necessarie (usando il software Adoble Lightroom) seguendo gli standard etici del foto-giornalismo; 4. le immagini vengono assemblate — direttamente sulla piattaforma web — appropriatamente e coerentemente con tutti gli altri elementi che compongono la storia: testi, grafiche, diagrammi, mappe, etc.


(*) Cos’è una “longform story”

Nel 2012, quando il New York Times lanciò “Snow Fall” — un lungo reportage sulla storia di una valanga, completa di grafica animata, incredibili video aerei e presentazioni fotografiche — il mondo dei media andò in fibrillazione. Erano nate le “longform stories” sul web. Finalmente era stata trovata la formula ideale per raccontare storie lunghe, complesse e articolate sul web attraverso immagini, parole, video e grafica. La storia vinse un premio Peabody per la sua “spettacolare realizzazione del digital storytelling” mentre l’autore, John Branch, addirittura ricevette un Premio Pulitzer.

La fotografia utile: teoria e tecnica di base
La ricetta per realizzare un buon racconto fotografico richiede capacità di osservazione e il tempismo necessario per trarre il massimo da ogni opportunità. Ma prima di poter dar vita (consapevolmente) alla nostra visione è necessaria una certa padronanza della tecnica, delle attrezzature e delle regole di base della fotografia. Solo a quel punto ci possiamo dimenticare delle attrezzature per concentrarci solo sulla storia che vogliamo raccontare. Questo laboratorio copre quindi i tre elementi tecnici fondamentali per produrre immagini buone, “belle” e — soprattutto — utili


1. Padroneggiare la propria fotocamera

Qui ci concentriamo sulla tecnica di base necessaria per sfruttare al meglio le potenzialità di una fotocamera DSRL o mirrorless.

  • Informazioni di base sullo scatto e sulla riproduzione delle immagini
  • Tipologie di fotocamere reflex
  • Funzionamento di una fotocamera digitale (DSRL o mirrorless)
  • Personalizzazione della fotocamera
  • Semplificazione delle funzioni di una moderna fotocamera digitale
  • Come impugnare una reflex
  • Scelta della qualità di immagine: RAW vs JPG
  • Modalità di scatto: manuale, semi-automatica, automatica
  • Regolare diaframma, otturatore e sensibilità ISO
  • Bilanciamento del Bianco
  • Modalità di messa a fuoco
  • Modalità di lettura esposimetrica
  • Sensibilità e rumore digitale
  • Obiettivi e lunghezza focale
  • Profondità di campo
  • Uso del flash incorporato

2. Composizione e scatto

La seconda parte è dedicata alla composizione, l’elemento che crea l’immagine e che determina ciò che vogliamo trasmettere allo spettatore.

  • Cos’è la composizione?
  • Soggetto, predicato e sfondo
  • La regola dei terzi e la distanza del diffusore
  • La regola delle diagonali
  • Composizione convergenti
  • Dirigere l’occhio
  • Angoli di ripresa
  • Che cosa fa l’occhio?
  • Ulteriori termini e tecniche avanzate
  • Alcuni esempi
  • Prove di composizione
  • Ritaglio dell’immagine in fase di post-produzione
  • Infrangere le regole*

(*) La parte finale del corso in un certo senso sembrerebbe contraddire tutto il resto. Ma — come insegna la storia della fotografia — molte tra le immagini ritenute più iconiche sono tali proprio perché infrangono tutte le regole della composizione restituendo quel qualcosa di inaspettato che sorprende, cattura e affascina lo spettatore. Ma — è banale dirlo — prima di rompere le regole è necessario impararle bene: solo dopo saprai come, quando e perché infrangerle.


3. Editing e post-produzione

La terza parte si focalizza sulle tecniche di “editing” e cioè sulla scelta delle foto che andranno a comporre il racconto e sulla post-produzione delle immagini selezionate. Per rendere questo laboratorio accessibile a tutti, in questa fase useremo principalmente software non professionali — disponibili gratuitamente su tutti i computer Mac o PC — ma daremo un’occhiata anche alle potenzialità offerte da quelli più evoluti (Adobe Lightroom e Capture One).

Sede dei corsi. I laboratori si svolgono in Italia: a Rimini, presso la nostra sede, oppure in località particolarmente interessanti dal punto di vista narrativo. Tutti i corsi sono personalizzabili e, nel caso di piccoli gruppi o organizzazioni, possono essere organizzati in base alle reali esigenze dei partecipanti e/o in una località di loro scelta.

Ph. Claudio Maria Lerario

Decentrare lo sguardo viaggiando attraverso le contraddizioni dell’esperienza umana.

I viaggi e i reportage partecipativi di Alternative Storylab sono laboratori itineranti aperti a fotografi, operatori umanitari, aspiranti giornalisti, blogger, documentaristi, ricercatori o semplici viaggiatori che desiderano apprendere a raccontare lo spirito di un luogo, di una cultura e di una comunità.

Questi non sono workshop focalizzati sull’uso dell’attrezzatura o sulla realizzazione di “belle” fotografie; questi sono workshop di narrazione visuale basati sulla forza e sulla coerenza del contenuto. Non si tratta quindi di andare in giro in posti “esotici” rubando immagini qua e là.

Si tratta invece di misurarsi con i limiti imposti da qualsiasi progetto fotografico-editoriale studiato per raggiungere un particolare risultato. Alla fine di ogni viaggio ogni partecipante darà infatti vita a una reale pubblicazione pronta per essere condivisa con il suo pubblico di riferimento.

Perché viaggiare con AlterNative Storylab
AlterNative Storylab utilizza la fotografia per rappresentare l’intreccio, il consolidamento e l’integrazione delle nostre differenze attraverso diverse condizioni, culture e latitudini. Esploriamo dove viviamo. Esploriamo dove non viviamo. Non cerchiamo l’esotico — un concetto ormai obsoleto — ma il familiare che ci unisce e lo straordinario che ci differenzia. Vogliamo capire quali sono gli elementi che — nel XXI secolo — siano in grado di proteggere o creare un senso di vera comunità, quel sentimento che nasce dall’appartenenza ma che si nutre attraverso la diversità. Un sentimento che paradossalmente, mentre la globalizzazione rende tutto concatenato, sembra lasciare il campo a quell’ideologia — timorosa, aggressiva e triste — che vede gli esseri umani come individui bisognosi di recinti o confini di qualsiasi tipo per sentirsi protetti e al sicuro. Dove questo succede, il risultato è che l’Altro viene soppiantato dall’Uniforme e la comunità si trasforma in un circolo chiuso. Ogni viaggio organizzato da AlterNative Storylab è un atto di resistenza contro questa tendenza distruttiva. Una resistenza che si esprime soprattutto attraverso immagini usate spesso in simbiosi con parole che prendono molto in prestito dalla letteratura, dalla poesia, dall’antropologia, dall’economia, dalla sociologia e dalla psicologia, nonché dalle neuroscienze e dalla biologia evolutiva. Sappiamo perfettamente che questo non è nulla di nuovo o rivoluzionario: per secoli le scienze umane e le arti hanno dimostrato come l’Uomo sia una creatura che nasce come un essere dotato di una naturale empatia verso tutti i propri simili. E sappiamo anche che ci sono molti progetti simili al nostro — sia in Italia che nel mondo — alcuni dei quali sono di straordinaria qualità e importanza. Tuttavia, riteniamo che quello di AlterNative Storylab — e di tutti coloro che ci sostengono — sia un ulteriore importante contributo alla costruzione di spazi condivisi tra mondi diversi. Dopo anni passati a documentare quello che ci divide e ingiustizie di ogni sorta, vogliamo concentrarci su ciò che abbiamo in comune. E vogliamo renderlo tangibile attraverso incontri e scambi reali tra i partecipanti ai nostri viaggi e le comunità che ci ospitano. E poi — senza paura di apparire ingenui o banali — vogliamo condividere le storie che nascono da questi incontri per connettere coloro in grado di suggerire idee, spunti e soluzioni in grado di riparare quel che si sta rompendo o di costruire quello che non è mai esistito. Non dare mai per persa la nostra comune umanità, sempre e comunque: crediamo che questo sia l’unico modo per sentirci al sicuro, per difendere le parti più preziose delle nostre varie identità e per collegare le nostre numerose tribù.

Destinazioni: i viaggi di AlterNative Storylab si svolgono in tutti continenti, presso comunità conosciute dai nostri fotografi e — sempre — in collaborazione con i membri della comunità stessa. Sul posto utilizziamo i mezzi più adatti al luogo e all’obiettivo del reportage (sì… a volte, anche barche a vela).

Requisiti necessari: non è richiesta una grande esperienza tecnica; servono solo una mente aperta, un certo spirito di adattamento, una macchina fotografica, un computer portatile (consigliato ma non indispensabile), una penna, un taccuino e — soprattutto — molta curiosità per l’Altro e per le comunità che ci ospitano.

Ph. Claudio Maria Lerario

Al fianco di chi difende la dignità umana: lo strumento più potente con cui progredire sia a livello individuale che collettivo.

Da anni siamo attivamente impegnati in progetti collaborativi e a lungo termine in cui lavoriamo insieme ad alcune piccole comunità particolarmente vulnerabili per supportare le loro iniziative sociali, culturali, educative ed economiche.

Si tratta di comunità marginalizzate che — nonostante la grande ricchezza di conoscenza e competenze del loro patrimonio culturale immateriale — vengono violentemente colpite dai processi macro-economici in atto ovunque nel mondo.

Attività sul campo
1. lavoriamo fianco a fianco con i membri della comunità per soddisfare le loro esigenze di comunicazione e/o advocacy. Questo viene fatto offrendo servizi editoriali di alta qualità che non potrebbero mai permettersi di pagare o che non sarebbero altrimenti disponibili; 2. contribuiamo a sviluppare e lanciare progetti che sviluppano modi di pensare originali, democratizzano la conoscenza, creano opportunità (economiche e/o culturali) e supportano le produzioni locali in misura fattibile e sostenibile; 3. collaboriamo con le piccole comunità per raccontare e divulgare le loro istanze e per supportare le loro aspirazioni di giustizia sociale, appartenenza culturale, sviluppo e pace; 4. sosteniamo le piccole organizzazioni locali nell’acquisire nuove conoscenze e abilità nei campi della narrazione visuale e della progettazione editoriale attraverso progetti partecipativi che soddisfano gli obiettivi e i reali bisogni della comunità.
Codice di condotta: cinque semplici regole
1. i nostri servizi sono totalmente gratuiti per coloro che ne beneficiano: attraverso le quote dei workshop e/o (a volte) con il contributo di partner o sponsor, Alternative Storylab copre tutti i costi amministrativi e operativi; 2. operiamo solo su esplicito invito dei soggetti direttamente coinvolti e in collaborazione con organizzazioni locali: in linea con lo spirito dei nostri workshop, non andiamo mai a importunare le persone con le nostre macchine fotografiche; 3. cerchiamo sempre di mantenere le distanze da un certo stile narrativo — basato sui soliti cliché umanitari — tipico di molte organizzazioni e media; 4. ci rifiutiamo di intraprendere qualsiasi rapporto che possa portare a un legame di dipendenza — sia economico che di altra natura — con le persone che usufruiscono dei nostri servizi: il nostro supporto è solo temporaneo e dimensionato su obiettivi realmente realizzabili; 5. sosteniamo i progetti perché sono basati su una buona idea che ci appassiona, non perché le persone sono “bisognose”.

Questa esperienza si riflette anche in alcuni dei nostri workshop: laboratori itineranti — di livello molto avanzato e impegnativo — che uniscono la parte didattica alla creazione di progetti narrativi ed editoriali che contribuiscono a dare voce a storie, istanze, desideri, idee e bisogni delle piccole comunità marginalizzate che ci ospitano e con le quali collaboriamo.

Perché partecipare? In questi workshop così speciali — oltre a vivere esperienze altrimenti difficilmente accessibili — ogni partecipante offre un contributo importantissimo e ha la possibilità di sperimentare direttamente sul campo quella che è forse la funzione più nobile della narrazione visuale: contribuire a ispirare giustizia sociale, cambiamento, pace, unione e speranza laddove tali azioni sono maggiormente necessarie.

Alcune pubblicazioni create da AlterNative Storylab
Progetti editoriali su commissione: dall’idea iniziale alla produzione finale.

Oltre a lavorare sui nostri progetti, collaboriamo anche con un numero di marchi, agenzie e organizzazioni di tutto il mondo — piccole e grandi, locali e internazionali — per creare pubblicazioni e strumenti narrativi utili per generare interesse verso una particolare causa o per promuovere iniziative che abbiano un genuino valore sociale.

Normalmente curiamo questi lavori in ogni loro dettaglio, dal più semplice al più complesso. I nostri fotografi sul campo — abituati a lavorare anche in condizioni particolarmente difficili — hanno la credibilità e l’esperienza necessaria per affrontare questioni sociali delicate e complesse.

I nostri designer sono invece in grado di utilizzare ogni medium: stampa, digitale, online e video. E laddove siano necessarie competenze estremamente specialistiche — umanitarie, scientifiche, tecniche o artistiche — possiamo avvalerci di una collaudata rete di ricercatori e professionisti qualificati, sia in Italia che all’estero.

Per chi abbiamo lavorato
I membri di AlterNative Storylab hanno lavorato (tra gli altri) per Ricordi, Prada, Simrad, Medusa Films, Cooperazione Italiana Internazionale, Gucci, Unipol Group, Dolce & Gabbana, Navimeteo, Mondadori, Ethiopian Airlines, Leo Burnett, Migrazioni, Deutsche Bank, Gruppo Ugo Mursia Editore, Lufthansa, Condé Nast Group, Christiania Bank (Nordea), Unione Europea, Norwegian National Museum, Greenpeace, United Nation, Unesco e due Case Reali (Inghilterra e Norvegia).

Vuoi lavorare con noi? Siamo un team piccolo e spesso in viaggio: per questo accettiamo solo poche commissioni all’anno. Diamo la priorità a quei progetti che riflettono la nostra visione del mondo e che hanno la potenzialità di trasmettere un messaggio che vada ben oltre del semplice soddisfare il pubblico o il cliente. Per qualunque informazione puoi scrivere a info@alternativestorylab.com

Ph. Veronica Bronzetti

Mostre multimediali itineranti: trasmigrazioni di idee e dialoghi al di fuori delle bolle identitarie.

Le attività di AlterNative Storylab sono orientate a catturare l’attenzione di chi è curioso verso l’Altro e di chi prova un naturale interesse per le parole chiave che nutrono il nostro progetto: forza d’animo, cambiamento, diversità, arte di vivere, senso di comunità.

Tuttavia, crediamo che le tematiche che trattiamo possano essere rilevanti per tutti e — poiché non vogliamo escludere nessuno dal dialogo — periodicamente organizziamo eventi multimediali e itineranti progettati per creare relazioni autentiche anche, e soprattutto, con chi ha opinioni profondamente diverse dalle nostre.

Attraverso l’utilizzo di linguaggi diversi — fotografia, giornalismo, teatro, scrittura, pittura, design e musica — questi incontri favoriscono la circolazione di idee tra i visitatori e i protagonisti dei nostri racconti: i resistenti, gli innovatori sociali, i cercatori di bellezza. Persone che, con i loro destini unici, ci rivelano un mondo ricco di vibranti contrasti.

Ph. Dorin Mihai

Una nuova pubblicazione dedicata a chi cerca unità e non divisione, cooperazione e non competizione, dialogo e non discussione.

Alter/Native Magazine è un nuovo progetto editoriale collettivo, curato dai fotografi di AlterNative Storylab e aperto sia a collaboratori esterni che a tutti i partecipanti dei nostri workshop, professionisti e non.

Insieme alla newsletter e al blog, il magazine rappresenta il canale principale per rimanere in contatto con la comunità che ci circonda e per condividere le storie che nascono durante i laboratori, reportage e momenti di viaggio, idee e opinioni, risorse utili e tanto altro.

A tal fine, forse, potremmo fare un uso migliore di piattaforme come Facebook, ma non siamo mai stati sedotti dai social network e non li abbiamo mai messi al centro delle nostre relazioni. Quindi, anziché usare tempo, risorse ed energia per stare nel parco giochi di qualcun altro, abbiamo deciso di crearne uno tutto nostro. In questo modo, nessuno è il custode delle conversazioni che avvengono tra te e noi.

Alter/Native Magazine viene prodotto in tre versioni: stampato, digitale e online. Il magazine cartaceo sarà disponibile a breve nel nostro nuovo negozio. La versione online è ospitata su Medium. La versione digitale è riservata alla nostra comunità di abbonati: è totalmente gratuita, condivisibile e scaricabile.

Come funziona: una volta iscritto alla nostra newsletter attraverso il form qui sopra, ogni tre mesi riceverai una email leggera ed elegante attraverso il quale potrai scaricarlo (pdf o iPub, a tua scelta) e leggerlo su qualsiasi tipo di supporto: laptop, tablet o smartphone | privacy

Ph. Claudio Maria Lerario

Siamo piccoli e curiosi. Siamo sempre sulla strada alla ricerca dello splendore umano.

Fondato dai fotografi Dorin Mihai e Claudio Maria Lerario, Alternative Storylab è un progetto partecipativo sostenuto da un gruppo di collaboratori — composto da fotogiornalisti, scrittori, artisti, designer, educatori, operatori umanitari, ricercatori ed esploratori di ogni tipo — di origini, culture e opinioni diverse.

Ci lega un’idea comune: ogni immagine e ogni parola prodotta al nostro interno deve contribuire a (ri)scoprire, evocare e affermare la nostra comune umanità. Crediamo che — oggi più che mai, in quest’epoca di crescenti muri, confini, limiti artificiali ed egoismi — questo sia un atto di necessaria resistenza.

Dorin Mihai

Nato a Galati (Romania), Dorin vive e lavora a Rimini, in Italia. Dopo aver studiato informatica, nel 2012 ha iniziato una carriera come fotografo professionista in campo documentaristico.

Da allora ha pubblicato — sia in Italia che all’estero — una lunga serie di reportage e ha esposto in numerose mostre, sia individuali che collettive.

Attualmente il lavoro di Dorin si concentra sull’esplorazione delle comunità marginalizzate — soprattutto in Romania, Italia e Maghreb — per documentare i loro sforzi per mantenere viva la propria identità culturale in questa era di cambiamento globale.

Claudio Maria Lerario

Nato a Genova, Claudio inizia a lavorare per l’editoria internazionale nel 1986 come illustratore nel campo dell’etnologia marittima.

Nel 1992 si converte alla fotografia sociale e di viaggio: le sue immagini sono state usate da case editrici, musei, agenzie pubblicitarie, organizzazioni umanitarie e istituzioni pubbliche in almeno trenta Paesi del mondo.

Nel 2008 ha abbandonato i media meanstream per dedicarsi esclusivamente alla ricerca di storie di resilienza, cambiamento e bellezza: storie che — ovunque nel mondo — uniscono idealmente persone, comunità e culture anche molto diverse tra loro.

AlterNative Storylab

Viale Matteotti 56 47921 Rimini Italia

Vuoi contattarci o venirci a trovare?

Dove siamo: se ci vuoi venire a trovare ci trovi nel Borgo San Giuliano, una delle zone più centrali, belle e interessanti di Rimini. Il nostro indirizzo è: AlterNative Storylab — Viale Matteotti 56, 47921 Rimini, Italia — Tel. +39 328 38.87.347

Se vuoi più informazioni sui nostri laboratori o sui prossimi viaggi fotografici, se ti piacerebbe collaborare con noi o per qualsiasi altra esigenza, puoi sempre contattarci usando il form qui sotto oppure scrivendo un’email a info@alternativestorylab.com (se preferisci puoi farlo anche utilizzando la chat sulla nostra pagina Facebook.

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